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La corte si animava, lunghe file di carri portavano sotto i portici cataste di granoturco, gambi e pannocchie ancora coperte dalle foglie. Era organizzato allora un lavoro a cottimo che vedeva impegnate donne e bambini. Scartocciare le pannocchie in pratica liberare la pannocchia dall'involucro di foglie che la proteggevano. Una incaricata segnava le ceste di pannocchie pulite accreditandole alla rispettiva operatrice. Il numero delle ceste realizzato avrebbe dato diritto ad altrettante ceste di tutoli ricavati dopo la sgranatura delle pannocchie che avveniva a macchina, la sgranatrice. I tutoli delle pannocchie erano il compenso per quel lavoro e servivano ad alimentare la stufa con la loro debole fiamma durante i mesi invernali. Il lavoro qualche volta ed in qualche corte, proseguiva anche di sera, alla luce di lampade a petrolio. Le foglie secche che avvolgevano le pannocchie, (i scartoss), selezionati i migliori e raccolti per farne materassi per il letto. Dopo l'8 settembre 1943, le corti disponevano di parecchia manodopera gratuita, per questi lavori. Erano le centinaia di giovani militari sbandati che tentavano con ogni mezzo di raggiungere le loro famiglie lontane. Lasciate le divise ed abbandonate le armi e le caserme, vestiti con vecchi abiti di fortuna offerti loro dalle donne della corte, si prestavano a quei lavori per meglio mimetizzarsi agli occhi vigili dei tedeschi e del nascente esercito di "Salò". Franco Turrina |
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